Le introduzioni al libro
Introduzione al maschile di David Baldanzi
L’amore nonostante tutto può sembrare un romanzo perdente in partenza. Non è facile, nel 2008, scrivere una storia il cui protagonista è un maschio, sano, eterosessuale che soccombe ai colpi dell’amore. Salvatore Saladino lo sa benissimo, e decide coscientemente di scrivere un storia narrata da un punto di vista ormai minoritario, marginale, controcorrente. Saso, il protagonista, ha i lineamenti e le caratteristiche di un uomo che, nonostante i suoi disperati e vani tentativi di razionalizzare la situazione che si trova a vivere, cade sotto i colpi del cuore, senza però farsene travolgere, conservando comunque la propria dignità. O peggio, non porta alle estreme conseguenze questa sua sconfitta. Perdita di identità e violenza, i due estremi entro i quali sembra essere ammesso l’amore del maschio di inizio ventunesimo secolo. Femminilizzazione e psicosi, divise da un oceano di possibilità che la narrativa contemporanea sembra negare al maschio eterosessuale.
Un romanzo, dunque, maschilista? Forse, se con il sostantivo si intende la prospettiva dalla quale è vista la storia. Quindi anche una storia che manca di obiettività? Certo, la versione e la visione della storia è esclusivamente quella di Saso, è il suo cuore che si mette a nudo, ed è la sua ragione che cerca di tirarne le redini, nel tentativo di farlo smettere di galoppare. Nel romanzo c’è il sangue, l’anima di Saso, perché dovrebbe essere una storia narrata con sguardo neutro? Eppure quanti di noi maschi, leggendo il romanzo, si sentiranno scoperti, letti nel profondo, tratti fuori, con la forza delle parole di Salvatore Saladino, dal cono d’ombra entro il quale nascondiamo i nostri più intimi pensieri e le nostre più inconfessabili pulsioni? E dunque, se l’autore ha la capacità di coinvolgere il lettore e farlo sentire in simpatia con Saso, la storia, pur rimanendo in soggettiva rispetto ai fatti, non lo è più riguardo al groviglio di pensieri ed emozioni che sottendono tutto il racconto.
Per quale motivo, allora, una donna dovrebbe leggere L’amore, nonostante tutto? Perché Salvatore Saladino ha composto un inno in prosa alla Donna, quella con la D maiuscola. L’irrinunciabile creatura che, nonostante tutto quello che ci può capitare nella ricerca, è la sola che può aprire le porte dell’Amore, anche questo con la A maiuscola. E Saso è un uomo che fa a pezzi e rimonta la propria vita più e più volte perché crede in una trinità: la Vita, la Donna e l’Amore. Saso non è il maschio fallocrate e materialista che imperversa per i mass-media, ma il sacerdote devoto di un mistero che ha la Vita come origine, l’Amore come obiettivo e la Donna come messia salvifico. Ed è proprio per questo che, come riesce ad amare incondizionatamente, Saso è anche capace di odiare con tutto il cuore la donna che scopre avere la d minuscola, quella che fa l’impensabile per vanità ed egocentrismo. Quella che fa cose che un uomo mai e poi mai farebbe.
L’amore nonostante tutto è intriso di una delicatezza di sentire, di un dichiararsi vulnerabile alle stoccate dell’amore, di un penetrare l’emozione fino a scoprirla sentimento, che ben poco ha di mascolino. Saso sa parlare con parole da uomo e un sentire da donna, trovando il giusto equilibrio linguistico che si scopre essere la lingua dell’amore. Una lingua che tutti sanno universale, ma che pochi sanno davvero intonare e modulare.
In questa lingua l’ironia e un sottile, diafano umorismo fanno parte della narrazione fin quasi a diventare il carattere dominante di tutta la storia. Con sapienza quasi culinaria Salvatore Saladino dosa l’ironia senza mai calcare la mano, dispensa sorrisi senza mai eccedere nella risata. L’espediente che identifica i personaggi della storia ne è un esempio perfetto: le perifrasi scritte senza spazi bianchi che sostituiscono i nomi propri delle dramatis personae, sembrano voler suggerire il nome segreto di ciascuno. La donna che fa perdere la testa al protagonista e che lo “costringe” a scrivere è Mirubailcuore, la fidanzata è Leinonostantetutto, l’amico è semplicemente LAmico. Solo per citarne alcuni.
Fiction o vita vissuta? L’originale e funzionale mimetismo dell’onomastica, così come la precisa scansione temporale dei fatti, lascerebbero pensare ad una sorta di diario sentimentale. Il nome stesso del protagonista è facilmente sovrapponibile a quello dell’autore. Ma come può essere possibile raccogliere nell’arco di sette anni una tale quantità, varietà, intensità di emozioni e vicende amorose? Nemmeno una vita intera! Eppure a me piace pensare che questa sia una storia vera, più che una storia, un viaggio. Che non si ferma al vaffanculo finale, anzi, ne urla la forza propulsiva che non esaurisce le sue energie nonostante le sconfitte e gli errori di percorso. Saso non si lascia piegare dalle evidenze della storia: sa che da qualche parte, in questo mondo, esiste una donna che gli farà conoscere il vero amore, quello che resiste a sismi e cataclismi, a lunghe notti fredde e pericoli di glaciazione. L’amore nonostante tutto, appunto. Saso vince alla fine, e non trova un punto di approdo, ma uno scoglio su cui riposarsi prima di affrontare di nuovo il mare aperto, sconosciuto e imprevedibile dell’Amore.
Introduzione al femminile di Chiara Proietti
Un diario sentimentale. L’intimo desiderio di confessare le proprie passioni ad un amico silenzioso, privo di giudizio, dispensatore solo di pagine bianche da riempire. Il bisogno di scrivere, su tutto e nonostante tutto. La volontà di raccontare un incontro, di descrivere un gesto, di sublimare uno sguardo. L’illusione che quelle stesse pagine bianche e mute, pronte ad accogliere uno stato d’animo, possano in qualche modo anche dare la risposta ai perché della vita. Anche quando una soluzione non esiste e, malgrado questo, la si cerca ovunque. Il protagonista – Saso – scrive per sé, spesso di notte (È come andare sott’acqua, lasciare fuori tutto il resto, un involucro che amplifica la nostra anima, fa venire la pelle d’oca… mi confida in un freddo pomeriggio invernale) non teme di svelare fragilità, mostrare debolezze, tradire egoismi, manifestare inquietudini. Non teme di apparire umano.
La sua scrittura non si compiace, non indugia su facili languori, è immediata e veloce, pur invitando alla riflessione. Un linguaggio che indaga là dove non è concesso farlo, che narra sette anni di vita, un libro che inizia dall’incontro più importante.
Cambia il tempo, non passano gli errori. Un inno all’amore, che assume sempre le stesse sembianze: il volto, i capelli, le mani, il corpo di una donna. Solo chi ama davvero è in grado di disegnare con tale precisione ritratti tanto vicini al reale.
“Non potrei mai scrivere di storie non mie, che non mi vedano coinvolto in qualche modo – rivela l’autore – per me scrivere è terapeutico, è uno sfogo, un’esigenza di cui non posso fare a meno. Questo libro nasce per amore, prosegue per vendetta e viene completato per non impazzire. Oggi lo considero la mia salvezza, qualcosa che mi ha aiutato a venire fuori da un dolore che pensavo non superabile, che mi ha cambiato, che mi ha fatto diventare la persona che volevo essere, migliore di Saso…”. Un viaggio dentro l’anima, dunque. Un percorso a volte pericoloso, dove il protagonista si perde e più volte chiede a se stesso quanto può essere grande il cuore di un uomo. Osservate la copertina del libro. È raffigurato un cuore. Il suo. Bianco e puro. Dietro, sullo sfondo, tanti rettangoli. Il cuore ne tocca alcuni, le donne incontrate nel libro. Saso si abbandona negli occhi brillanti e magnetici di Mirubailcuore, è sedotto dal viso scenico di Leinonostantetutto, stordito dal profumo di Occhibelli, accecato di desiderio per LAmoremaispento, ipnotizzato dallo sguardo di Dannosentimentale. Saso adora ognuna di loro. Ha provato sensazioni da togliere il fiato, levare il sonno e perdere la ragione. Sempre alla ricerca di emozioni, sempre tentando di tenersi vivo attraverso la voce di una sirena. Quando sai, senti, che la tua felicità è completamente nelle mani dell’altro. Una vertigine. “In fondo – racconta – le storie d’amore che ricordo come le più belle sono quelle che mi hanno fatto soffrire, che hanno saputo regalarmi momenti indimenticabili e poi mi hanno abbandonato per strada, le storie speciali per le quali piangi, ridi, quelle in cui metti il cuore in mano ad una donna che può darlo ai cani o custodirlo per sempre”.
Qualche volta non è andata. Destino, tormento, mancanza di coraggio. Paura di rimanere solo. Certezza di voler piacere per il timore di non riuscirci. Creatore e carnefice di sentimenti, avviato a sognare l’estasi e insieme portare la distruzione estrema. Il libro non ha un epilogo felice. Nella realtà il lieto fine non sempre esiste. Saso non ne esce da eroe, e questo poco gli importa. Quello che importa invece è la sua capacità di rialzarsi, di credere ancora nella festa dei sensi e dello spirito, di sperare una realtà vicina alla magia. Sa bene che il paradiso è un privilegio di pochi. Sa anche, però, che dietro poche ore di sensazioni si può vedere un mondo intero, e in nome di questo non allontana mai l’idea di mettersi in gioco, a qualsiasi costo, anche della vita. Una continua corsa, una droga forse, “una sorta di ansia – confessa – che mi prende quando perdo il pensiero che una donna, in quel momento, mi stia pensando. Senza questo mi sento perso, la bruttissima sensazione di essere chiuso al mondo, che il mondo non si accorga più di me. Non bastano più gli amici, i genitori, solo di donne stiamo parlando, le uniche capaci di farmi sentire splendido, speciale, meglio di quello che veramente ho sempre pensato di essere. Con la persona giusta, in un particolare momento, scompaiono i nervosismi, le sensazioni rabbiose verso me stesso, la mia parte oscura. È che la persona giusta e il particolare momento sono quasi sempre unici e quasi sempre, la prossima volta, saranno diversi entrambi”. La coscienza che quel particolare momento, e nient’altro, riesca a trattenere la morte, a vincere qualsiasi paura. Tuffatevi in questo libro, ne uscirete solo all’ultima pagina. Alcuni di voi ritroveranno qualcosa di perduto, altri vivranno gli stessi palpiti di Saso, altri ancora ne criticheranno le scelte. L’importante è che vi emozioni, che anche una sola frase vi tenga con il fiato sospeso, che respiriate a pieni polmoni il vento del cuore che soffia in ogni sua piega. Perché si scrive di amore, nonostante tutto.
Chiara Proietti, nata a Roma nel 1975, è storica dell’arte e curatore di eventi culturali. Laureata presso l’Università degli Studi Roma Tre con tesi “Chagall e i dipinti di soggetto ebraico” per la quale ha ottenuto la dignità di stampa, è Cultore della materia “Storia comparata dell’arte dei paesi europei” nella Facoltà di Lettere e Filosofia del medesimo Ateneo. Collabora con diverse testate giornalistiche e coordina visite guidate e itinerari culturali a Roma e all’estero.








